presenta:

 

 

PROLOGO

 

 

Estate 1948.

 

Il suo vero nome è un segreto che pochi conoscono e del resto ha poca importanza quale sia, ciò che importa è che un simbolo vivente, un uomo che indossa i colori della bandiera del suo paese ed è orgoglioso di farlo, dopotutto è il Guardiano Rosso. Fin da quando è stato prescelto per essere il simbolo del suo paese l’ha servito con onore il suo paese e lo farà anche oggi. Gli è stato chiesto di battersi contro Capitan America che vuole entrare nel settore sovietico di Berlino. Le autorità sovietiche hanno deciso di impedirglielo e di farlo nel modo più eclatante possibile. Nessuno di loro sa che questo Capitan America non è l’originale, ma uno che ha deciso di portare avanti la sua tradizione dopo che il primo Cap è scomparso nell’Oceano Atlantico pochi giorni prima della fine della Guerra in Europa. Ma poco importa di chi è il volto sotto la maschera: i simboli non hanno identità separate.

In questa calda estate del 1948, ai due lati della Porta di Brandeburgo, una pattuglia di soldati americani ed una di soldati sovietici si fronteggiano in quello che è il bollente confine tra il settore occidentale e quello orientale di una città che resterà divisa per decenni. È qui che arriva Capitan America. Quietamente si muove verso il settore sovietico, raggiunge la porta e quando è sotto l’arco, le sentinelle gli puntano contro i fucili.

-Fermo gli intimano in russo

-Non potete impedirmi di passare!- ribatte Cap, non è padrone della lingua russa e spera che loro capiscano l’inglese. –I trattati d’occupazione mi permettono, come funzionario alleato, l’acceso a tutti i settori ed io intendo passare.-

-No Capitano, non porterai la tua menzognera propaganda capitalista ai veri democratici tedeschi.-

L’uomo che gli balza davanti è il Guardiano Rosso.

-Guardiano Rosso, ero certo che saresti stato qui.- replica Cap con una smorfia -Veri democratici tedeschi? I veri democratici non avrebbero paura delle mie parole ed io andrò nell’ufficio del Sindaco a dire quello che ho da dire a tutto il popolo di Berlino.-

-I miei ordini dicono di fermarti ed è quello che farò!-

In seguito in molti s’interrogheranno su chi abbia sferrato il primo pugno, ma la questione è meno importante del fatto che questi due simboli di ideologie inconciliabili si battono per affermare la supremazia della rispettiva idea. Ecco il Guardiano Rosso sferrare un pugno fermato dallo scudo di Capitan America, poi è l’americano a vibrare un calcio agilmente evitato dall’avversario. Un salto consente a Cap di scansare un potente diretto. Per ogni colpo che uno sferra, l’altro trova modo di pararlo. Alla fine un colpo di Cap va a segno.

-Il primo punto è tuo Capitano…- esclama il Guardiano -…ma l’ultimo sarà mio!-

Gli piomba addosso afferrandolo alla vita e l’impeto li trascina entrambi oltre la porta, nel settore occidentale. Con agile mossa di gambe, Cap lo proietta sopra la sua testa, ma il Guardiano atterra agilmente sui piedi come un gatto.

Ancora una volta i loro scudi cozzano, mentre cercano un punto debole nella guardia dell’altro. Nessuno dei due vuol perdere, ne va dell’onore della causa che difendono. I berlinesi accorrono da una parte e dall’altra ed incitano il campione preferito e così anche i soldati di guardia. Lo scontro prosegue. Cap riconosce che il suo avversario è davvero duro, potrebbero andare avanti tutto il giorno in quel modo, sino a crollare sfiniti. Sapeva che poteva succedere, non era sua intenzione battersi, ma loro, i Sovietici, avevano bisogno di una vittoria da mostrare al mondo. Per sua fortuna non stanno tentando nulla di sporco. Il Guardiano si batte lealmente e non ci saranno trucchi di fronte a tanti testimoni.

-Smettiamola Guardiano!- gli dice –Non è necessario battersi, lo sai!-

-Lo è, invece ed anche tu dovresti saperlo.-

Dannato testone comunista, pensa Cap, hai ragione, io non posso permetterti di vincere. Per l’onore del mio paese, certo, ma anche per coloro che mi hanno preceduto nel ruolo. Capitan America non può, non deve perdere.

Ancora un assalto, un pugno che va segno, un altro dal suo avversario. Cap ansima. Le sue precedenti battaglie sono sempre state più rapide, ma il Guardiano è in gamba. Anche lui ansima. Entrambi sanno che è solo questione di tempo e poi uno dei due cederà. Ancora un corpo a corpo, poi Cap sferra un colpo al suo avversario, poi un altro. Non smettere, si dice, incalzalo, non dargli tempo di reagire, ancora un colpo, ancora uno, uno solo...

Il Guardiano Rosso cade, ma non sviene. Ogni movimento gli costa fatica e si vede, si rialza ed arranca verso l’avversario, prova a sferrare un pugno, ma Cap lo blocca, allora si aggrappa all’avversario, ma Cap lo scosta con insolita gentilezza.

-Basta adesso, Guardiano.- sussurra.

Depone a terra l’avversario e poi si mette lo scudo a tracolla e si carica il Guardiano in braccio. Attraversa la porta senza opposizione. Percorre il viale sino a giungere al comando militare sovietico. I soldati lo guardano stupefatti, ma non osano fermarlo nemmeno quando percorre il corridoio e, con un calcio spalanca la porta del comandante. Sotto lo sguardo di quest’ultimo e del Commissario Politico depone sulla scrivania lo svenuto Guardiano.

-Quest’uomo si è battuto per voi!- dice con voce dura –Lo ha fatto con valore. Per rispetto al suo coraggio, oggi me ne andrò da questo settore senza parlare, ma, vi avverto: non ci manderete via da Berlino, la libertà è destinata a prevalere sempre, Hitler l’ha imparato a sue spese e, prima o poi accadrà anche a voi, siatene certi.-

            Se ne va, lasciando il Guardiano Rosso ancora esanime ed ignaro di quale sarà il suo destino, un destino non certo facile, perché Stalin non è incline a perdonare facilmente chi fallisce. Il Guardiano Rosso lo sa, mentre rialzandosi in piedi sente gli sguardi gelidi dei presenti su di se, ma sa anche che quale che sia il suo fato egli lo affronterà da uomo.

 

 

 

 

GUERRA E PACE

 

(EPILOGO)

 

Di

 

 Carlo “Dostojevsky”Monni con Fabio “Bulgakov” Furlanetto

(e con molti ringraziamenti a Fabio “Tolstoi” Volino)

 

 

Oggi. Un appartamento a Mosca, capitale della Federazione Russa.

 

Anche il suo nome non ha importanza per noi: è il Guardiano d’Acciaio, simbolo della Nuova Russia e leader della Guardia d’Inverno ed è tutto quello ci serve sapere di lui… almeno per il momento.

Dopo essersi fatto una doccia salutare siede sul bordo del letto, riflettendo su di se, il suo ruolo e sulla sua complicata vita privata, se mai gliene resta una. Si alza e dall’alto della sua finestra osserva il traffico di Mosca.

Questa città è cambiata, pensa, l’intera nazione sta cambiando, anche se forse non nel modo in cui tanti speravano e forse, solo forse, per quanto certe cose sembrino cambiare, in realtà rimangono sempre le stesse.

Prendiamo l’ex inquilino del Cremlino: ora si è trasferito alla Casa Bianca, sede del Primo Ministro, ma è ancora lui ad avere il vero potere, a dispetto del fatto che ora c’è un nuovo Presidente, che è comunque membro del partito da lui creato e, tutto sommato, una sua creatura anch’egli.

            L’uomo che è segretamente il Guardiano d’Acciaio si lascia sfuggire un sorriso amaro. In fondo delle sottigliezze della politica non gli importa niente: lui è un combattente ed ama il suo paese… anche se non così acriticamente, forse, quanto qualcuno si aspetterebbe da lui.

Improvvisamente i suoi pensieri prendono una direzione del tutto diversa: gli torna in mente Laynia Petrovna, Stella Nera. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto in lui e la cosa un po’ lo sorprende. Per molto tempo non si è concesso il lusso dei sentimenti e delle relazioni stabili, eppure Laynia…

Per sua fortuna il ronzio del suo comunicatore interrompe questi pensieri pericolosi: è ora di tornare in azione.

 

 

Un altro appartamento di Mosca, quasi nello stesso momento.

 

Ekaterina Alexandrovna Bulikova, maggiore dell’Esercito Russo ed ufficiale di collegamento tra la Guardia d’Inverno ed il Consiglio per la Sicurezza Nazionale si guarda allo specchio. Apparentemente non sembra essere cambiata, ma ormai non può più negare a se stessa ed agli altri che nulla è più come prima: dopo che, almeno apparentemente, Dormammu la disintegrò[1] e soprattutto dopo il suo inspiegabile ritorno alla vita[2] sa di non essere più una donna comune e forse non è nemmeno più un essere umano. Dopo essere uscita da una sorta di bozzolo di Forza Oscura non conosce più la stanchezza, non soffre più il caldo ed il freddo, non ha davvero più bisogno di mangiare o dormire ed ha gli stessi poteri di Stella Nera. Gli esami che le hanno fatto non hanno rivelato nulla di anomalo, ma… se davvero, come teme, lei non fosse la vera Katrina Bulikova, ma solo un simulacro di Forza Oscura che crede di essere lei? Inutile negarlo: il pensiero la terrorizza e davvero non sa cosa fare di questa sua nuova vita.

 

 

Per le strade notturne della Capitale Russa.

 

La lunga limousine nera procede senza curarsi troppo del traffico. Non tutti sono in grado di riconoscerne le insegne, ma tutti sanno bene che tipo d’uomo è uno che possiede un’auto simile: un mafioso od un oligarca o magari entrambe le cose.

Non sbaglierebbero poi molto, perché l’uomo a bordo della maestosa auto nera è davvero uno dei rapaci capitalisti della Nuova Russia, ma s’indignerebbe a sentirsi definire mafioso.

Vale la pena di soffermarsi su di lui, perché tra non molto giocherà un ruolo chiave in eventi che avranno influenza sul destino del Mondo. Il suo nome è Aleksandr Lukin, non è più giovanissimo e sia i suoi capelli che la sua barba, pur neri, sono abbondantemente spruzzati di grigio, veste con ricercatezza e parla al telefono con la sicurezza di chi è abituato a comandare. Un tempo era un generale delle Forze Armate della Seconda Superpotenza del Mondo, ma adesso è a capo di una potente multinazionale ed ha acquisito ed imparato a gestire in modo egregio tutto il potere che il denaro può procurare.

Quando l’auto arriva in garage, Lukin congeda l’autista ed entra in un ascensore privato che lo porta direttamente al suo appartamento. Ha appena mosso i primi passi all’interno, che una voce lo apostrofa:

-Era ora che arrivassi.-

            Seduto su un’ampia poltrona di pelle sita vicino ad un caminetto c’è un uomo vestito con un costume noto: quello del Guardiano Rosso.

-Kranitsky, cosa ci fai qui?- lo apostrofa con voce dura Lukin –E come sei riuscito ad entrare?

-Superare le tue misure di sicurezza è stato un gioco da ragazzi.- replica l’altro.

-Ti avevo detto di non venire mai qui… a meno che…-

-… Non ci fosse un’emergenza. Beh, questa lo è. Forse non lo hai sentito, ma il vecchio Stalyenko si è fatto prendere ed anche Shatalov è in prigione. Io e te siamo tutto quello che rimane del Progetto Remont.-

            La cosa non sembra interessare Lukin, che si versa del cognac in un bicchiere, ne assapora il profumo e poi lo sorseggia lentamente.

-Stalyenko era un vecchio stupido ed ha fatto la fine degli stupidi.- commenta.

-Può darsi, ma ciò non toglie che non ci rimane più niente: le speranze di far rinascere la Rodina[3] dalle sue ceneri sono finite.-

-Questo perché ragioni in modo limitato, amico mio. Questo è stato solo un piccolo inciampo. Mentre Stalyenko inseguiva i suoi folli sogni di potere e gloria, io stavo già facendo i miei passi.-

-Che cosa vuoi dire?-

-Lo saprai a tempo debito.-

Lukin tende al Guardiano Rosso un bicchiere di Cognac.

-No, grazie.- replica quello –Preferisco della sana, buona, vodka russa. Ti stai rammollendo Aleksandr Vassilievitch, ma attento, perché io ti tengo d’occhio.-

-Ho molta paura, infatti. Ora scusami, ma ho avuto una giornata dura e meditavo di andare a dormire. Se fossi così gentile da andartene come sei venuto…-

            Il Guardiano Rosso fa una smorfia indecifrabile, poi apre una finestra e salta. Mentre compie quel gesto pensa: “Pomposo buffone”.

            Nella stanza dove ormai è rimasto solo Lukin pensa fra se e se: “Idiota fanatico”.

 

           

Sede della Guardia D’Inverno.

 

Il Guardiano d’Acciaio osserva i suoi compagni di squadra allineati davanti a lui. Davvero un bel gruppetto, pensa: Perun, il cosiddetto dio del Tuono, un essere alla cui esistenza in tempi passati gli sarebbe stato proibito credere ed ancor oggi fatica ad accettare, si liscia la barba e lo osserva con malcelata sufficienza. Cosa davvero gli importi delle beghe dei mortali e perché rimanga con il gruppo è un mistero per tutti. Una sola cosa è chiara: non gli importa davvero nemmeno un po’ che non possa ritrasformarsi nel suo alter ego umano, Valeri Sovloyev, forse un uomo che non esiste più se mai è davvero esistito. Ursa Major è silenzioso, non parla molto da quando è intrappolato nella forma di un orso e non può più ridiventare umano a volontà. Anche Fantasma non perde tempo a parlare, tutta la sua volontà è concentrata nel mantenere concreto il suo corpo, nell’impedirsi di diventare un vero fantasma incorporeo, cosa che le riesce solo per brevi periodi. Tutte vittime della magia di Dormammu, che nemmeno il Dottor Strange è riuscito ad annullare. Un giorno o l’altro un rimedio si troverà, il Guardiano ne è certo, deve esserlo per se stesso ed il bene del gruppo. Vanguard nasconde qualcosa. Forse crede di essere bravo in questo, ma il Guardiano l’ha capito. Riguarda la scomparsa di Stella Nera? Potrebbe forzarlo a parlare, ma non sarebbe il modo giusto. Nikolai non chiede di meglio che trovare un pretesto per dire tutto e presto lo farà. Ed ecco Vostok, forse il più alieno di tutti, anche se è un prodotto dell’ingegneria sovietica, con un piccolo aiuto di certi piani sottratti agli eredi un inventore americano dato per morto forse troppe volte.[4] La Dinamo Cremisi, Dimitri Bukharin, è finalmente tornato al ruolo che gli compete e lui non potrebbe esserne più contento.

            Il suo gruppo: credono in lui, si fidano di lui, nonostante che per ben due volte li abbia portati sull’orlo del disastro ed abbiano perso dei membri nel frattempo. Perché continuano ad accettarlo come leader quando lui stesso non è certo di meritarlo?

-Mi fa piacere vedervi tutti riuniti ed in buona salute.-

La voce sferzante e ben nota fa girare di scatto il Guardiano… che si trova di fronte ad Alexei Mikhailovitch Vahzin, Direttore del F.S.B,[5] accompagnato da Yelena Kostantinova Belova, o Vedova Nera, come preferisce farsi chiamare,[6] forse il miglior agente del G.R.U.[7] attualmente in servizio.

-Alexei Mikhailovitch…- esclama il Guardiano -…perderai mai il vizio delle entrate ad effetto?-

-Probabilmente quando lo perderai tu, amico mio.- ribatte Vahzin –Hai tempo, spero, per una chiacchierata?-

-Una nuova missione per la Guardia d’Inverno?

-Veramente pensavo ad una missione solitaria fatta apposta per te. Ti piace il Baltico in questa stagione?

 

 

            San Pietroburgo.

 

            L’ex generale Aleksandr Lukin spegne la TV, dove ha appena finito di guardare le notizie relative alla crisi economica mondiale.

-Cattive notizie?- gli chiede il suo assistente personale.

-Raramente ce ne sono di buone, Leon…- replica Lukin -… tuttavia la Kronas Corporation non se la sta cavando male e vedo delle buone opportunità all’orizzonte, se le si sa sfruttare… ed io spero di saperlo fare.-

-Finora sei sempre stato bravo in questo, Alek.-

-Davvero? Tu sei il solo amico che ho e non dovresti indorarmi la pillola. Imbarcarmi in quel fiasco del Progetto Remont non è stata una grande idea… anche se, come dicono gli americani, al momento sembrava davvero una buona idea.-

-E può ancora esserlo, anche se sai che la cosa non mi entusiasma, non tutto è perduto. Shatalov e Stalyenko sapevano del tuo coinvolgimento e non ti hanno tradito o a quest’ora saresti già stato arrestato. Questo vuol dire che non lo faranno e che sei al sicuro. Puoi continuare coi tuoi piani… anche se io ti consiglierei di lasciarli perdere e dedicarti solo agli affari.-

-Già, tu sei la mia coscienza… e non ti do ascolto quanto dovrei. Gli affari, dici? Quelli legittimi e quelli… un po’ meno non mi divertono abbastanza. Ammetto che ho bisogno di qualcosa in più. Porterò avanti l’operazione кра́сное че́реп come previsto, ma prima… devo sbarazzarmi dell’ultimo ramo secco.

-Vuoi dire…?-

-Quell’imbecille di Granitsky, certo.-

 

 

            Da qualche parte in volo verso il Mar Baltico.

 

            In questo volo militare speciale ci sono solo tre passeggeri: Il Guardiano d’Acciaio, la Giovane Vedova Nera ed un ancor più giovane agente del F.S.B. un osservatore, come lo ha chiamato Vahzin... il quale sta comunicando con i due agenti in costume tramite un laptop.

<<Come vi ho già detto il Guardiano Rosso sta, in questo momento, operando nella zona di San Pietroburgo, dove si è spostato meno di un mese fa, dopo che tutti, o quasi, gli aderenti alla cospirazione Remont sono stati arrestati in seguito alle denunce di Valentin Shatalov e la debacle di Stalyenko.>>

            Yelena Belova corruga la fronte, ricordando che fino a non molto tempo prima lei stessa era una pedina inconsapevole dei folli piani del suo capo al G.R.U., il Colonnello Generale Yuri Stalyenko.

            Quanto al Guardiano d’Acciaio…

-Ho sentito bene, Alexei Mikhailovitch o hai davvero detto: “Quasi tutti”?-

<<Abbiamo il sospetto che qualcuno ci sia sfuggito, certo, ma i sospetti non sono prove e con certa gente bisogna averle solide, checché si dica del nostro sistema giudiziario.>> replica Vahzin <<Ma ora lasciami continuare: finora abbiamo chiuso un occhio sulle attività del Guardiano Rosso, considerandolo un nostalgico abbastanza innocuo e tutto sommato piuttosto utile con la sua crociata contro i capi del crimine organizzato e la protezione della gente comune. Il nuovo stato Russo, dopotutto, non scoraggia l’attività di supereroi indipendenti.>>

            Il Guardiano sogghigna a quest’affermazione e chiede:

-Cos’è cambiato adesso?-

<<Dopo il crollo del Progetto Remont, il Guardiano Rosso ha deciso di passare ad azioni più offensive. Pare che tenterà un gesto dimostrativo alla Cattedrale di san Pietroburgo domani.>>

-Sempre efficiente il tuo servizio informazioni, vedo. Se ho ben capito, vuoi che sia io a fermarlo.

<<Certo: il simbolo della Nuova Russia contro quello della Vecchia U.R.S.S. tu stesso ammetterai che ha un alto valore simbolico.>>

            Prima che il Guardiano possa rispondere, ecco che la voce del comandante avvisa di prepararsi all’atterraggio.

-Ti saluto Vahzin. Vado a prepararmi. Ora non dirmi che questo messaggio si autodistruggerà in 30 secondi, però.-

<<Mi conosci, Guardiano, pensi che lo farei?>>

            Il Guardiano d’Acciaio non risponde e si limita a chiuder il laptop, poi guarda verso Yelena. Dopotutto qualcosa di buono in questa missione c’è.

 

 

            Mosca. In un palazzo con vista sulla Moscova.

 

            Alexei Mikhailovitch Vahzin siede in una comoda poltrona di un ampio salotto ben arredato e guarda col suo unico occhio buono attraverso il vetro di un bicchiere di vodka come se cercasse chissà quale risposta.

-Siamo riflessivi stasera, vecchio compagno?-

-Forse si, Yuri…- replica Vahzin al suo interlocutore, un uomo dai capelli bianchi e dall’età indefinibile che veste la classica uniforme dello S.H.I.E.L.D. -… mi stavo chiedendo dove mi porteranno certe decisioni che ho preso.-

-Ti riferisci alla tua piccola sciarada col Guardiano Rosso a San Pietroburgo?- gli replica Yuri Brevlov, Direttore della Sezione Russa dello S.H.I.E.L.D. –Certo che ne sono al corrente, che razza di agenzia di informazioni dirigerei se non conoscessi minuzie come questa?-

            Vahzin si lascia sfuggire un sogghigno, mentre risponde:

-Nick Fury ha avuto un’ottima idea a metterti a capo dello S.H.I.E.L.D. russo, non c’è dubbio.-

-Io e Nick siamo stati amici e rivali per molto tempo. Erano bei tempi, in fondo, non lo credi?-

-Sotto certi punti di vista, indubbiamente. Mi manca il lavoro sul campo e sono giunto ad odiare certi aspetti burocratici del mio attuale lavoro.-

-A chi lo dici… e a proposito del nostro attuale lavoro... sbaglio od i tuoi omologhi del S.V.R.[8] e del G.R.U. stanno tardando alla nostra piccola riunione settimanale?-

-Beh al G.R.U. hanno un po’ di problemi dopo l’affare Stalyenko, ma a Yasenevo sono sempre stati dei maniaci della puntualità e…-

            Quasi contemporaneamente un agente S.H.I.E.L.D. si avvicina a Brevlov e gli sussurra qualcosa nell’orecchio destro, mentre il cellulare di Vahzin squilla e lui risponde.

            Dopo pochi secondi Brevlov si alza dalla sua poltrona e dice a Vahzin:

-Mi spiace Alexei, ma c’è un’emergenza in corso… ma sono sicuro che lo sai già.-

-Ti riferisci all’esplosione nell’Oblast[9] di Volgograd? Me lo hanno appena comunicato… e sono certo che anche i miei colleghi mancanti ne sono già al corrente.-

-A volte mi chiedo se non facciamo a gara a nasconderci le informazioni a vicenda, piuttosto che scambiarcele.- commenta Brevlov –Mi chiedo anche se per gli americani è lo stesso.-

-Fidati… è così.- replica, sorridendo, Vahzin -Manderai i tuoi uomini a controllare? Stando alle foto satellitari ci sono uniformi A.I.M. da quelle parti e quella è vostra giurisdizione.-

-Il che non ti vieterà di partecipare, ovviamente.-

-Ovviamente.-

 

 

            San Pietroburgo, Seconda Città Federale della Federazione Russa.

 

            Il Guardiano d’Acciaio non sa se definirsi religioso. Ha avuto poco tempo nella sua vita per riflettere sulla fede sua o di altri, eppure camminare in costume per la grande Cattedrale dedicata alla Trinità lo fa sentire a disagio. La chiesa è stata danneggiata da un incendio nel 2006 ed i lavori di ristrutturazione delle guglie non sono ancora terminati. Un segno dei problemi economici della Nazione? Non deve pensarci adesso, è qui per trovare il Guardiano Rosso, colui che veste i colori dei suoi predecessori, i colori che anche lui ha vestito finché qualcuno non li ha trovati obsoleti ed ha concepito l’uniforme praticamente identica a parte i colori, dove al rosso si accompagnano il blu ed il bianco della bandiera della Federazione. Il vecchio patriottismo sovietico è morto, è cosa del passato e bisogna guardare al futuro adesso. Il Guardiano Rosso è animato da buone intenzioni, ma è un relitto e… un momento, cosa è quello?

            Un disco, come quelli che usa lui, diretto alla sua testa. Il Guardiano d’Acciaio lo evita di stretta misura, poi ne vede arrivare un altro. Stavolta ha avuto l’opportunità di estrarre dalla cintura uno dei suoi dischi e lanciarlo. Intercetta il disco del suo avversario ed entrambi cadono a terra.

-Sei in gamba, impostore, te lo concedo.-

            Così dicendo, il Guardiano Rosso gli balza davanti.

-Non sono un impostore.- replica quietamente –Perché non ti arrendi pacificamente e la facciamo finita?-

-Zitto! Sei il burattino di un governo corrotto che protegge coloro che sfruttano il popolo ed hanno distrutto una Nazione potente e temuta.-

-Complimenti per la retorica. Speravo che non ci sarebbe stato bisogno della forza, ma sembra che bisognerà proprio far contento il pubblico.-

-Non capisco a cosa alludi, ma se parli di combattere...-

            Il Guardiano Rosso sferra un pugno, ma il Guardiano d’Acciaio lo blocca. Ci prova con il sinistro, ma il suo avversario gli afferra il polso.

            Per un lungo momento sono entrambi bloccati, immagini quasi speculari l’uno dell’altro, diversi per il colore del costume, i muscoli tesi allo spasimo, le labbra strette. Nessuno sembra riuscire a prevalere sull’altro, poi, ecco intervenire una voce di donna.

-Mi basterebbe una scarica ben diretta di Morso di Vedova e questa pagliacciata sarebbe finita.-

            L’arma inserita nel polso destro di Yelena Belova è puntata direttamente alla tempia destra del Guardiano Rosso che, senza mollare la presa le si rivolge:

-La cosiddetta Nuova Vedova Nera. Complimenti, non ti avevo sentito arrivare, forse puoi essere all’altezza della Romanova dopotutto.- poi si rivolge al Guardiano d’Acciaio –Credevo sarebbe stato un combattimento leale.-

-E lo sarà.- replica l’altro –Lei è qui solo per assicurarsi che nessuno interferisca col nostro scontro.-

-Non ti fidi della mia parola?-

-Non mi fido di quella dei tuoi alleati.-

            Il Guardiano Rosso fa una smorfia di disgusto, poi ride.

-Giusto. Ma adesso movimentiamo un po’ questa lotta.-

            Improvvisamente il Guardiano Rosso si getta in avanti, sbilanciando il Guardiano d’Acciaio e facendolo cadere all’indietro. I due rotolano sul pavimento ancora avvinghiati l’uno all’altro, oltrepassano la porta aperta della Cattedrale e piombando nella piazza antistante. Solo il loro addestramento ha fatto sì che se la cavassero senza ossa rotte.

            Ora si sono separati e di nuovo si fronteggiano. Sono entrambi troppo bravi: ogni mossa dell’uno è agevolmente parata dall’altro. Agli spettatori sembra quasi di vedere un’esibizione sportiva di una serie di arti marziali.

            Ognuno dei due è determinato a dimostrare chi è il migliore. Alcuni colpi, siano essi pugni, calci o quant’altro, vanno a segno, ma nessuno da segni di stanchezza. Quanto durerà?

 

            La domanda se la pone anche Yelena Belova. Sarebbe facile por fine allo scontro con un colpo ben diretto e la tentazione è forte, ma il Guardiano d’Acciaio non gliela perdonerebbe mai, ne è certa. Vuol vincere a modo suo, in modo leale ed anche se a malincuore Yelena sa che deve lasciarlo fare.

            Cos’è stato? Per un attimo ha avuto la sensazione di essere osservata, ma adesso è passata. Forse è paranoica, ma la paranoia ha un significato diverso nel suo lavoro e forse non può permettersi di trascurarla.

 

            Il Guardiano Rosso si lancia sul suo avversario, deciso a farla finita, lo afferra in una presa dell’orso e stringe. Il Guardiano d’Acciaio preme contro il suo mento spingendogli la testa all’indietro.

            Imbecille, pensa il Guardiano d’Acciaio, non costringermi a spezzarti il collo.

            Il Guardiano Rosso cede per primo, lascia la presa ed il suo avversario ne approfitta per colpirlo più e più volte. Krassno Granitsky cerca di reagire, ma è ormai chiaro che è alle corde. Afferra uno dei suoi dischi dalla cintura e lo lancia, ma il suo avversario lo intercetta facilmente afferrandolo al volo.

-Adesso basta.- dice. Non c’è collera o animosità nella sua voce, piuttosto comprensione.

-NO!-

            Il Guardiano Rosso carica a testa bassa. Non c’è strategia, solo cieca furia nel suo agire. Il Guardiano d’Acciaio lo ferma con una ginocchiata al mento e poi lo afferra per il bavero.

-Hai fatto del tuo meglio, soldato, ora puoi anche arrenderti.- gli dice.

-No… io non posso…-

-Guardami bene, guardami negli occhi, cosa ci vedi?-

-Tu… Tu…-

            Il Guardiano non termina la sua frase. Improvvisamente si accascia come una marionetta a cui abbiano troncato i fili. Il Guardiano d’Acciaio lo sostiene istintivamente e si ritrova i guanti bianchi macchiati di rosso, il rosso del sangue che fuoriesce dalla nuca di Krassno Granitsky

-Cosa è successo?- esclama Yelena arrivando trafelata dopo un’inutile ricerca.

-Qualcuno gli ha sparato.- risponde un perplesso Guardiano d’Acciaio –Un cecchino dalla mira infallibile e con un fucile di alta precisione. Ma da dove può aver sparato, da dove?-

            La domanda è destinata a restare senza risposta.

 

 

            Una lussuosa dimora di san Pietroburgo.

 

            Aleksandr Lukin ripone in tasca il suo cellulare e guarda il panorama offerto da una delle più belle città del mondo.

-Allora è finita Alek?- gli chiede il suo braccio destro.

-Si, Leon…- risponde Lukin -… è finita come doveva finire e niente rimpianti.-

-E adesso?-

-Adesso? Ci aspetta un interessante viaggio a New York. Mi dicono ne valga la pena in questa stagione.

 

 

EPILOGO

 

 

            I funerali non sono mai una cosa bella. Quello di Krassno Granitsky, l’ultimo Guardiano Rosso, è stato solitario. Solo una corona di fiori ed una lapide, offerte da anonimi donatori e l’uomo che ora si avvicina, un uomo il cui volto è coperto sia da una sciarpa che da un copricapo di foggia militare.

-Meritavi di meglio.- dice il nuovo venuto –Hai onorato il nome di Guardiano Rosso, alla fine. Il tuo assassinio non resterà invendicato. Te lo prometto. Riposa in pace, soldato.

            L’uomo si china brevemente sulla lapide, poi si allontana sferzato dal vento.

            Appesa alla lapide ora c’è una maschera; la maschera del Guardiano Rosso.

 

 

 FINE?

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Che dire? Innanzitutto che questa non è certo la fine delle vicende della Guardia d’Inverno, ma è comunque la fine ideale del ciclo iniziato su trame di Fabio Volino. Grazie di tutto Fabio. -_^

            Venendo a quest’episodio, solo poche note:

1)      Krassno Granitsky, il Guardiano Rosso è una creazione di Jorge Gonzales & Leo Fernandez su Maverick #10. Su di lui non ci sono grandi informazioni, ma una curiosità: Krassno Granitsky era il nome che i sovietici avevano dato al killer irlandese Red Grant, quando questi aveva defezionato in U.R.S.S. come descritto nel libro “Dalla Russia con Amore“, del 1957 quinto del ciclo di 007 di Ian Fleming. Citazione dell’autore? Chissà?

2)      Aleksandr Lukin non dovrebbe aver bisogno di presentazioni a chi conosce il ciclo di Capitan America di Ed Brubaker, che lo ha creato, assieme a Steve Epting in Captain America Vol 5° #1. Questa è la sua prima apparizione Marvelit e, credetemi, non avete ancora visto nulla. -_^

3)      Quanto alla misteriosa esplosione nei pressi di Volgograd e che coinvolge l’A.I.M. vi consiglio di seguire i Vendicatori scritti da me e dall’ottimo Fabio Furlanetto, se volete saperne di più.

E con questo è tutto. Ci saranno altre avventure della Guardia d’Inverno? Se lo chiedete a me, la risposta è: sicuramente si. -_^

 

 

 Carlo



[1] Nell’episodio #17

[2] Nell’episodio #18.

[3] Patria in Russo.

[4] Avete capito a chi ci riferiamo? -_^

[5] Federalnaya Sluzhba Bezopasnosti, ovvero: Servizio di Sicurezza Federale, il servizio di controspionaggio russo simile al F.B.I. ma che non disdegna di operare anche all’estero, specie nelle Repubbliche ex sovietiche. Ripensandoci: ma quante volte ve l’abbiamo detto in questi 25 numeri? -_^

[6] Anche se Natasha Romanoff avrebbe forse qualcosa da dire al riguardo, finora non l’ha detta. -_^

[7] Glavnoye Razvedyvatelnoye Upravleniye. Direttorato Centrale Informazioni, il Servizio Segreto delle Forze Armate Russe. Ma non vi avevamo già detto anche questo?

[8] Sluzhba Vneshney Razvedki. Servizio Informazioni Estere. L’omologo russo della C.I.A.

[9] L’Oblast è una suddivisione federale russa di rango inferiore a quello di una Repubblica Autonoma, la traduzione più corretta sarebbe Provincia, ma non nel senso che questo termine ha nell’Ordinamento Italiano.